Oltre l’accoglienza
illustrazione di Armin Greder

Speravamo che le mura del sistema italiano dell’accoglienza si aprissero sotto la spinta del coinvolgimento dei territori e delle comunità, per la maturazione dei saperi e delle competenze accumulati dagli enti, pubblici e privati, che dal 2011 si occupano della gestione dei richiedenti asilo e per la capacità di tradurre in istanze politiche le contraddizioni e i conflitti che gli operatori osservano da vicino nel loro lavoro educativo. È in questa prospettiva che “Le strade del mondo” ha pensato il percorso di ricerca e formazione iniziato due anni fa.

E invece le mura non si stanno aprendo, ma stanno venendo giù. Non è una differenza di poco conto. Gli immigrati che, con o senza permesso, usciranno dall’accoglienza e quelli che arriveranno nei prossimi mesi entreranno in contatto con le comunità locali in un clima di crescente ostilità, incomprensione, e, temiamo, imbarbarimento delle relazioni.

Con le novità introdotte dalla Legge 132 del 2018, il cosiddetto “decreto sicurezza”, il sistema pubblico di gestione dei richiedenti asilo ha visto l’accelerazione improvvisa di un processo già in corso da tempo: la trasformazione della dimensione di protezione (legale e sociale) in una dimensione di contenimento e controllo. L’effetto di questo processo sulle persone non potrà che essere l’esclusione, la marginalità, lo sfruttamento e l’esacerbarsi di un clima di sospetto e intolleranza.

Se a questo aggiungiamo i tagli ai fondi per l’accoglienza, è facile prevedere la fine dei progetti di integrazione (insegnamento della lingua, accompagnamento legale, formazione…); il licenziamento di centinaia di operatori, l’investimento nei grandi centri a scapito dell’accoglienza diffusa; la chiusura di molte associazioni e cooperative che hanno gestito l’accoglienza dal 2011 a oggi.

Con questo verrà meno l’esigenza di luoghi di ricerca, formazione e organizzazione come “Le strade del mondo”? Al contrario. Quello che probabilmente finirà sarà l’accoglienza per come l’abbiamo conosciuta finora, ma non finirà il lavoro con gli immigrati. E nemmeno il “lavoro di comunità”, di cui il lavoro con gli immigrati è solo una parte.

Non verrà certamente meno l’esigenza di figure che lavorino per la formazione e l’emancipazione delle persone provenienti da altri paesi e dei territori che li accolgono. Figure che sappiano muoversi sul territorio, interloquire con le istituzioni e rendere più efficaci e intelligenti i loro servizi; che sappiano osservare, studiare e raccontare il contesto in cui operano e le contraddizioni e i conflitti che contiene; che sappiano tradurre contraddizioni e conflitti in istanze di cambiamento; che contemporaneamente alle rivendicazioni politiche e giuridiche sappiano “praticare gli obiettivi”; che sappiano cooperare con altre organizzazioni e con i migranti con cui lavorano.

 

A chi ci rivolgiamo

Ecco perché da quest’anno intendiamo orientare “Le strade del mondo” (Oltre l’accoglienza. Come cambia il lavoro con gli immigrati – 20-22 settembre 2019) nella direzione di una forte e consapevole estensione a tutto il territorio di quanto in questi anni è stato confinato nell’ambito, specialistico, dell’accoglienza. Per “portare fuori” – nelle comunità, nei servizi pubblici, tra la gente – i temi, i conflitti, i saperi che fino ad ora sono rimasti chiusi tra le mura delle prefetture e dei centri d’accoglienza.

Ed ecco perché “Le strade del mondo” diventa scuola per “attori” dell’accoglienza, rivolta a educatori, insegnanti, operatori, funzionari e amministratori pubblici, attivisti, immigrati, rifugiati, comuni cittadini. Tutti coloro cioè che per professione, interesse o per prossimità hanno, o cercheranno di giocare, un ruolo nelle dinamiche che si creano tra le persone che arrivano da lontano e le comunità in cui queste persone finiscono a vivere.

 

I temi principali intorno ai quali lavoreremo quest’anno

Storia dell’immigrazione straniera in Italia
Dal 2011 a oggi, in risposta a situazioni considerate ogni volta emergenziali, si sono andate strutturando politiche migratorie dai tratti sempre più definiti. Tanto definiti che corriamo il rischio, italiani e immigrati, di pensare che “l’accoglienza” rappresenti l’immigrazione tout court. Uno sguardo storico sui flussi e le politiche migratorie è più che mai necessario per allargare l’orizzonte, per sgretolare categorie ossificate, per iniziare a pensare e a sperimentare nuove forme di “accoglienza” e più in generale nuovi modelli di cittadinanza.

Nuove forme del razzismo
Nell’immaginario comune, l’accoglienza è associata nella maggior parte dei casi alla pelle nera. Non agli stranieri in generale, ma proprio agli uomini e alle donne di colore. Poco importa se i numeri confermano o smentiscono questo immaginario. Ai neri associamo la parola integrazione come se necessitassero di un surplus di “educazione” per imparare a vivere in società. Forse che le nuove forme del razzismo, alcune sotto le mentite spoglie della relazione di cura e della pedagogia, passano di nuovo lungo “la linea del colore”?

Istituzioni, beni e mali comuni
La presenza degli immigrati aiuta a vedere meglio impasse, irrazionalità e controproduttività delle nostre istituzioni e della dimensione “pubblica” dei loro servizi: centri per l’impiego, servizio sanitario, questure, agenzie delle entrate, scuole, anagrafi, servizi sociali… molto spesso faticano a interfacciarsi con persone immigrate e ad “accoglierle” nelle maglie dei loro servizi. La fine del sistema d’accoglienza rafforzerà probabilmente la logica dei campi e delle grandi strutture di accoglienza. Ma potrebbe al contrario permetterci di ripensare, in chiave comunitaria, tutto quanto finora è stato incapsulato nelle prefetture e nei centri d’accoglienza. E alle nostre istituzioni non potrà che giovare.

 

 

Per informazioni e iscrizioni
QUI il programma e la scheda di iscrizione
www.lestradedelmondo.org
Fb: Le strade del mondo
E-mail: formazione@fondazionevillaemma.org
tel. 059 54 71 95

 

Luigi Monti

Luigi Monti (cinnozobel@gmail.com) insegna italiano attraverso una piccola associazione di promozione sociale, “Giunchiglia-11”, nella scuola di italiano per stranieri “Frisoun” del Comune di Nonantola. Insieme a Fondazione Villa Emma e Asgi, collabora all’organizzazione della scuola di formazione per operatori dell’accoglienza “Le strade del mondo”. È redattore della rivista di educazione e intervento sociale “Gli asini”.

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