Non solo l’accoglienza. Una storia dell’immigrazione straniera

La Storia dell’immigrazione straniera in Italia di Michele Colucci (Carocci 2018, pp. 241, € 18) è un libro denso e documentato, condotto su una ampia letteratura, che racconta le cifre della migrazione e i modi degli arrivi, la loro dipendenza dalla situazione internazionale e, insieme, le condizioni sociali e giuridiche dei migranti, la loro dipendenza dalle leggi, e quindi dalla politica italiana. Le ondate migratorie, come il libro documenta, sono solo in parte una scelta. Spesso dipendono da crisi economiche e guerre o guerre civili. Le condizioni sociali e giuridiche, invece, dipendono interamente dalle leggi, dai regolamenti, dalla politica italiana. Ne dipende non solo ciò che i migranti possono fare o non fare, ma anche ciò che sono per lo stato, come vengono classificati, se vengono ritenuti migranti economici o rifugiati, regolari o irregolari, se possono avere, se hanno, e a che condizioni, la residenza o la cittadinanza. L’unico fatto reale, che non dipende dalla politica italiana, è che i migranti si sono mossi fisicamente, che sono arrivati, se non sono morti per via e se li abbiamo lasciati arrivare. Ma cosa sono per lo stato, loro e i loro figli, dipende dalla casella in cui li collochiamo, dal nome che gli diamo.

Il libro, che è ben fatto, pieno di dettagli, anche di storie di vita, non può però raccontare il sistema del mondo, il complesso delle crisi da cui le migrazioni dipendono. Le crisi vengono, giustamente, nominate, non raccontate. Il lettore, per capire bene, deve essere stato un po’ attento a ciò che è capitato nei paesi di provenienza, come deve essere attento alle cifre, ai grafici, agli episodi, che legge. Le politiche, le leggi, i regolamenti, invece, vengono, giustamente, raccontati. La migrazione e l’avversione per i migranti diventano un tema politico importante dall’inizio del secolo e soprattutto dalla crisi del 2008, quando la disoccupazione, in particolare giovanile, sale e il paese, che non ha mai avuto norme adeguate per l’ingresso legale, smette di avere un bisogno immediato di migranti e comincia a respingerli. Perciò, almeno dal 2008, il libro diventa quasi una storia della politica italiana, racconta l’emergere di soggetti politici che si fondano sull’avversione per lo straniero e il deterioramento delle norme che ne regolano l’ingresso, il lavoro, la vita. I capitoli finali e le conclusioni documentano, tra i pochi testi a mia conoscenza a farlo compiutamente, l’emergere graduale delle politiche di chiusura e di discriminazione ben prima del successo elettorale della Lega. Salvini è il leader politico che rende esplicita la tendenza alla chiusura nazionalista e xenofoba che si sta affermando nella società e nelle norme, ne fa il baricentro della propria propaganda, nel vuoto di critica e di proposte, o addirittura nell’ammiccamento complice delle opposizioni, e ci fonda il proprio successo politico. Tra avversione non dichiarata e riserve a mezza bocca, gli italiani scelgono il respingimento esplicito.

 

La migrazione prima della crisi

Il libro comincia, però, come il titolo chiarisce, dal 1945. Fornisce un quadro complessivo della migrazione interna ed estera, in entrata e in uscita, che c’è sempre, per motivi diversi. Si passa dalle migrazioni molto modeste del primo dopoguerra, verso e dall’Europa, verso e dal mondo, alla crescita importante della immigrazione alla fine degli anni ottanta, quando c’è una vera e propria svolta. Le provenienze cambiano con il cambiare delle situazioni. I flussi più importanti provengono prima dal Nordafrica, poi dal Medio oriente, poi dall’Europa orientale, per ragioni economiche e politiche, in fuga da guerre, dittature, persecuzioni, e in cerca di benessere e di libertà.  Dopo la crisi del 2008 l’immigrazione, definita dai media esplosiva, inarrestabile, pericolosa – l’invasione – si stabilizza e, tendenzialmente, comincia a decrescere.

Il libro ristabilisce le cifre vere, dei regolari, e le stime da fonti attendibili degli irregolari,  molto minori di quelle temute dagli italiani. Dà anche, come ho detto, di volta in volta, le leggi, sempre in ritardo sulla situazione, mai realmente applicabili, quasi sempre aggirate o applicate a rovescio. Non c’è stata mai una legge che prevedesse l’ingresso regolare per ricerca di lavoro. Non vogliamo mica mantenere stranieri disoccupati! Ma tutti sappiamo che non era e non è possibile che si possa arrivare dall’estero con un contratto di lavoro in tasca, come previsto da tutte le norme, se ad assumere sono aziende medie e piccole. Tutti sappiamo che i decreti flussi sono stati regolarizzazioni di persone già presenti, che la regolarizzazione più importante – 600.000 persone – segue la legge Bossi-Fini, presentata nella propaganda come un blocco  dell’immigrazione. La legge introduce il reato di immigrazione clandestina, probabilmente anticostituzionale, per colpire i migranti senza documenti.

È impossibile riassumere i mutamenti legislativi e sintetizzare le cifre degli arrivi e delle presenze, né ha senso provarci in una recensione. Ma è necessario ricordare, come il libro fa in dettaglio, che nei dieci anni che precedono la legge Martelli, approvata nel febbraio 1990, tutte le proposte di legge, sostenute dalle figure più alte dell’area socialcomunista – Foa, Basso , Terracini – finirono in nulla. La legge Martelli, sostenuta da tutte le forze politiche, salvo i missini e i repubblicani che la peggioreranno con emendamenti, oltre a regolarizzare 225.000 persone, prevedeva una più sensata classificazione dei permessi di soggiorno e l’abolizione della riserva geografica per cui solo i provenienti dai paesi comunisti potevano essere definiti rifugiati. Si può solo sottolineare che proprio perché, oltre alle statistiche, usa una letteratura di prima mano esauriente, il libro è un’ottima fonte per informarsi sulle leggi e i loro effetti e per capire cosa è stata e cosa è la migrazione, nella sua fase crescente, nella stabilizzazione e nella fase calante, cominciata, forse, con la crisi. Con la crisi comincia anche la tendenza di stranieri e cittadini italiani di cercare altrove possibilità di lavoro e di vita. I numeri degli emigranti, italiani e stranieri, crescono.

La, possibile caduta tendenziale del numero dei migranti non è un buon segno. Gli italiani continuano ad invecchiare, a non sostituire i professionisti – abbiamo pochi infermieri, avremo pochi medici – e gli artigiani. Non vuol dire che il paese è in equilibrio col  mondo. Vuol dire solo che, fino a un certo punto, malgrado le leggi escludenti ma inefficaci, in una situazione lasciata a se stessa, era possibile, conveniente, entrare in Italia da irregolari. Ma nessuno ha voglia di rischiare la vita per andare in un paese in peggioramento, dove non solo non ti vogliono ma non si trova neppure la risorsa che ha reso sostenibile l’immigrazione per un paio di decenni: il lavoro irregolare.

 

Lo sguardo d’insieme

Come ho detto il libro è denso, difficile da tenere a mente. Ma è tutt’altro che un arido sommario di leggi e di numeri. Il libro ha una prospettiva, un inquadramento non equivoco, una attenzione alle storie, alle persone, documentate con ampie citazioni biografiche.

Il libro, emblematicamente, comincia con lo sbarco all’aeroporto di Fiumicino il 21 marzo 1988 di Jerry Masslo, sudafricano dell’Anc, che verrà ucciso in una baracca a Villa Literno, dove lavorava come bracciante, in un tentativo di rapina, poco più di una anno dopo, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1989. Jerry Masslo era stato intervistato dal Tg2. Parlava italiano, ragionava come uno di noi. “Il mio vero problema è che quello che ho sperimentato in Sudafrica non voglio vederlo qui in Italia. Nessun nero, nessun africano dimentica cos’è il razzismo e io l’ho sperimentato qui: una cosa inaccettabile”. I compagni di lavoro e di convinzione, a Villa Literno, sostenuti dai sindacati, scioperarono. Molti italiani si riconobbero nelle sue parole, condivisero il lutto e l’indignazione per la sua morte. Il suo assassinio provocò una reazione di rigetto, di protesta. Si videro a Roma e in molte altre città le manifestazioni più importanti da un decennio. Si aprì una nuova fase, che portò alla legge Martelli e consentì l’affermarsi di iniziative locali e generali di accoglienza. Sono pagine scritte con passione e precisione.

Non sono le sole. Il libro chiude con la citazione di Alì dagli occhi azzurri, di Pasolini, sul va e vieni nel Mediterraneo. Non è solo un libro informato. È un bel libro.

(Questo articolo è uscito su “L’indice” di maggio 2019)

Francesco Ciafaloni

Francesco Ciafaloni (francesco.ciafaloni@gmail.com) è nato in Abruzzo nel 1937. Laureato in ingegneria del petrolio, ha lavorato all’Eni fino all’assassinio del suo fondatore, Enrico Mattei. Dal 1970 al 1983 è stato redattore all’Einaudi. La sua partecipe curiosità l’ha portato a frequentare e interloquire con la parte più viva dei movimenti sociali e culturali di questi anni, soprattutto attraverso la collaborazione con riviste come “Quaderni piacentini”, “Linea d’ombra”, “Inchiesta”, “Lo straniero”, “Gli asini”, “Una città” e “Sbilanciamoci!”. Ha scritto, tra l’altro, "Kant e i pastori" (Linea d’ombra 1991), "I diritti degli altri" (Minimum Fax 1998), "Il destino della classe operaia" (Edizioni dell’Asino 2012). L’immigrazione e il lavoro sono tra i temi di cui si è occupato più assiduamente, partecipando a iniziative di ricerca e di intervento sociale.

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